Giovanni Carluccio Attimonelli


L' originalità della composizione risiede nella tensione espressiva, nella impertinenza curiosa, propria dell'effimero quotidiano, nella colorazione esistenziale immediata, che più ha bisogno di penetrazione segnica, di approfondimento espressivo, perché la precisione grafica è recupero del sentimento, l'analisi è redenzione poetica dell' immagine, necessità di testimonianza, consapevolezza e scienza della vita.




Berenice


Operando libero dalle dipendenze di mode, mercati, suggerimenti destinati ad accordare il fare arte col soddisfare il gusto delle etichette imposto dal nostro tempo, Gandossi ha diviso la sua pittura, secondo le proprie urgenze formali e cromatiche, tra figurativo e astratto. Così la pittura di Gandossi ha cominciato a vivere una stagione felice di incensurabili passaggi da un astrattismo intenso di colori e ideazioni formali a un figurativo che poeticamente si stempera nelle apparenze della natura quando Gandossi dipinge esterni di paesaggio; densi nella materia e scolpiti nelle immagini quando affronta la rappresentazione di figure e composizioni in interno. E tanto persone, fiori, oggetti appaiono raccolti in una loro quiete silente quanto i paesaggi si espandono in dimensioni sonore che cantano la variabile bellezza della natura. Nei paesaggi Gandossi, dove la materia di vaga assonanza visionista può toccare il preziosismo o intridersi di luce nella rappresentazione perfetta della natura estiva la sua pittura può fondere la molteplicità delle proprie forme. Anche nell'affrontare la figura,l'artista si pone in situazioni di libertà seguendo, piuttosto che i rigori condizionati dalle scelte formali, i suggerimenti emotivi dei subitanei stati d'animo. Così possono determinarsi sulla tela figure robuste nel colore e nell'impianto .Ma va puntualizzata anche la capacità di ideazione dell'Artista nel formulare le sue astrazioni e nell'accostare e cangiare le tinte.




Mia Calveli


Forte l'impatto con una pittura così decisa, carica di messaggi da interpretare, forse – per questo motivo – un po' "irritante", essa è senz'altro frutto di "marcati" ricordi, emozioni ed intuizioni esistenziali dell'Artista.




Gustavo Delgado


Per l'ironia e l'arguzia tradotta in termini pittorici, per l'ambientazione e la ricca tavolozza, per il significato simbolico, per la interpretazione parapoetica, per la cura dei dettagli, per l'effetto sorridente.




Susanna Donati


"Ho conosciuto Gandossi e ho visto i tratti caratteristici della sua personalità rispecchiarsi nelle sue opere: è solare, allegro, giocoso, arguto, determinato… dipinge come sa prendere la vita, cioè in modo curioso, vale a dire pieno di cure, di voglia di sapere/penetrare nelle cose e con divertimento. Crea opere veramente dinamiche e non solo per quello che rappresentano. Gandossi spinge l'osservatore a guardare oltre, fuori, a uscire dal quadro e a soffermarsi sul titolo. Nasce così un dentro-e-fuori che porta alla costituzione di due poli che rendono possibile un gioco dinamico, un fluire continuo che definisce il dialogo. I Greci ci insegnavano che è il "due" che permette il divenire, il movimento, il pensiero, la vita….Per questo Gandossi è un artista completo: percezione temporale movimento razionale. Il quadro diventa racconto, il significato diventa gioco, l'osservatore rimane rapito nella magia della favola. Le statiche barriere della comunicazione pittorica vengono infrante e la narrazione scorre




Ester Eroli


Antonio Gandossi è nato in provincia di Venezia nel 1949. Ha vissuto in molte città come Torino, Pavia per poi approdare a Roma dove si è laureato in architettura. Hai iniziato con il disegno giovanissimo. A sei anni già faceva raccolte di disegni e le faceva ammirare ai compagni di classe. Con il tempo è cresciuta in modo notevole la sua passione per il disegno e per i viaggi. Si è recato ad Amsterdam, Berlino, Mosca, Parigi, Londra dove ha approfondito gli studi e le tecniche pittoriche. Divenuto architetto di interni svolge la sua attività principale tra Roma e Bologna. Inizia la sua attività di pittore ufficialmente nel 1988. Per esprimere il colore si cimenta in vari tecniche usando molti materiali. Partecipa a varie mostre di successo in Italia e Germania dove viene conosciuto. Con il tempo arrivano i riconoscimenti internazionali oltre che nazionali. Le sue opere di grafica e pittura sono molto apprezzate. Si sposta in varie parti per partecipare a mostre personali e collettive. Esistono su internet anche sue mostre virtuali. Nella sua pittura, pronta a cogliere l’attimo, la cura del colore è notevole. Si tratta quasi sempre di olio su tela. I suoi paesaggi sono personali esprimono la sua visione del mondo. Nella tela traduce ricordi, emozioni, intuizioni. Il taglio è ironico come un po’ il suo carattere. La cura dei dettagli appare evidente. I suoi messaggi non sono chiari, sono da interpretare come i titoli emblematici delle sue opere. L’opera più bella porta il titolo Camera con vista in ricordo del romanzo che ha lo stesso titolo significativo. Anche se è sempre stato attratto dal figurativo compaiono anche quadri astratti pieni di fantasia e candore. Dipinge sia interni che raffigurazioni esterne. Il suo colore è robusto, deciso. Oltre ad essere pittore è anche scrittore di storie semplici e ricche di freschezza. Sia in arte che in scrittura va sempre alla ricerca di nuove forme di espressione e nuove combinazioni tutte volte a dimostrare la sua accettazione della realtà senza esitazioni. I suoi dipinti trasmettono serenità. L’artista dimostra una capacità originale di ideazione e astrazione. Ha partecipato a molti premi e al concorso nazionale Premio città di Andria è arrivato secondo.




Barbara Fanelli


Ho incontrato Antonio Gandossi a Roma, in aprile, durante la rassegna dei Cento Pittori in Via Margutta. L'ho notato subito il suo angolo espositivo, non passava di certo inosservato. A colpirmi i colori caldi e vivaci delle sue tele: colori a olio utilizzati con la tecnica a spatola. In questo modo le caratteristiche immagini ottenute, riescono ad assumere particolare corposità e profondità. Musica e libri, le mie passioni, erano ovunque. Una pila di libri ha attirato la mia attenzione. Un'opera con un titolo strano, poco "letterario", Fahrenheit 451. Libri pronti al rogo? Non esattamente. Non è un fuoco che si vuole alimentare, ma una fiamma che si vuole spegnere. Sulle coste dei libri sono segnati dei numeri: sono le date dei più noti e più disastrosi roghi di libri. La cultura contro la stupidità umana. Cultura che si respira in tutte le opere esposte. Anche qui un titolo al contrario, Non leggete. L'invito a non leggere lì dove si fa cultura. E anche Tutto egli ha letto con due testimonial d'eccezione, il Grillo Parlante e Anacleto. Poi la musica, anch'essa interpretata in modo del tutto particolare. Sì, perché Antonio Gandossi non si limita a interpretare, a fare diventare immagine la musica, ma usa le note, la carta, gli spartiti stessi come fondo per i suoi dipinti.


Francesco Gallo


L'essenza di un naturalismo e di un realismo, seppure riassunti come citazioni di natura e di realtà, all'interno, o meglio sulla pelle, di questa intemperante figurazione pittorica, fa assumere a tutta l'opera di Antonio Gandossi, una caratteristica formale molto congeniale alle forme dominanti dell'attuale società delle immagini, di cui si pone come parziale parodia, attorno a cui raccoglie un piccolo mondo di riflessioni e di identità. In sostanza, lo mappatura di quello che finisce con l'essere un grande sogno ad occhi aperti, oppure le pagine di un diario personale, dove si evidenzia un assordante, enorme silenzio che circonda ogni cosa, da cui è come se lo vita fosse uscita, in un attimo e per sempre. Sembra l'immaginario di un reporter, una serie di luoghi dell'erranza, senza una meta precisa, come accade in certi film americani di cui Antonio Gandossi fa rivivere alcune sequenze da fermo immagine e non importa che questo sia vero o falso, importa che sia verisimile; è in questo che deve soccorrere l'abilità dell'artista di non farsi cogliere in fallo ed apparire il parente povero di tutta lo situazione, ma ritagliarsi un ruolo personalistico, umanistico, che abbia un senso, quello di costituire lo nicchia dell'imperfezione, come scudo delle scienze numeriche, delle piattaforme virtuali, che sembrano poter esistere emarginando l'io, il tu, il noi. Si sente lo preponderanza della cultura mediatica, dell'universo delle immagini, che attraversa continuamente l'esperienza di tutti, dai manifesti murari, alla televisione 0/24, vero grande fratello, ben oltre il reality show che lo riassume, con il collante di tanti computer portatili che attaccano vivi e morti ad un piccolo schermo, che fa lo parodia dei platonici prigionieri della caverna, che a forza di vedere ombre, ombre, sempre ombre, credevano che esse fossero lo realtà e i corpi ne fossero l'emanazione illusorio. A tutto questo si oppone un •universo creativo di pittura e d'arte, con lo sua parodia e lo sua ironia, ben nascosta e mimetizzata da una povertà laicamente sacerdotale, ma sacerdotale. Un certo iperrealismo, seppure arricchito di tutte le esperienze pittoriche di quest'ultimo trentennio, si lega alla sua sensibilità nel trattare il catalogo delle immagini, che via via si collegano al suo itinerario di una figurazione trasparente, fatta di specularità fotografiche portate ad un punto di non ritorno, fino alla materializzazione plastica, come se fossero cose reali, più reali del reale, come avviene nel processo conoscitivo che porta alla falsificazione per arrivare ad una verità, verità che in arte non esiste se non come punto di qualità, che una volta raggiunto resta sempre una meta da raggiungere ancora e ancora, con grande sforzo, con grande impegno ma anche con grande felicità.




Carlo Serafini


Antonio Gandossi è un pittore-scrittore. Dipinge favole. E le dipinge semplicemente, così come semplicemente le si racconterebbero ad un bambino, con la stessa purezza, lo stesso candore, la stessa fantasia. "Prima regola della vita: semplicità", suggeriva l'imperatore Marco Aurelio. Per questo la realtà di Gandossi è un caleidoscopio di possibilità che possono verificarsi quanto più si è disposti a giocare con i suoi elementi e a trovare per essi nuove combinazioni, nuove forme di espressione. Il colore diventa così la bacchetta magica che rende possibili tali alchimie, animando oggetti, cibi e fiori, qualunque cosa venga sfiorata dalla fantasia di questo pittore dall'animo puro e schietto. Non ci sono mostri nelle favole di Gandossi. Non c'è tormento nelle sue creazioni, nessuna negatività, non c'è sforzo di accettazione del reale né di rassegnazione ad esso quanto piuttosto un'adesione totale, una gioia di vivere, una compartecipazione serena e attiva alla vita intesa come esperienza magica, aperta al gioco, all'interpretazione di ogni spettatore che voglia diventarne artefice e protagonista. L'estro e l'originalità di Gandossi hanno il colore netto e limpido dei suoi quadri. Un colore trasparente, senza ambiguità, specchio della limpidezza del suo animo e della sua visione del mondo serena, sincera, alleggerita da un umorismo sottile che solo può nascere da un'intelligenza vivace e da una personalità positiva. L'apparente semplicità concettuale dei suoi quadri è dunque frutto di una scelta precisa: aprire la strada al gioco, all'immaginazione, ad un viaggio personale e unico che può restituire alla realtà un po' di magia. Non ci sono bugie nelle favole di Gandossi. Non c'è artificio nei suoi quadri, non c'è posto per le finzioni, c'è solo verità, una verità mai imposta ma presentata come possibile interpretazione, come indicazione, come spunto. "I grandi non capiscono mai niente da soli" diceva il Piccolo Principe, perché hanno perso la fantasia. Gandossi la recupera, la evidenzia le dà valore. Forse lui avrebbe visto l'elefante dentro al boa, che tutti scambiavano per un banale cappello. Perché Gandossi non è mai banale, mai scontato anche nella semplicità degli elementi che dipinge e che presenta ai nostri occhi stupiti sotto una luce nuova, mai uguale a se stessa che riflette pulizia d'animo, che trasmette serenità. Osservare quindi potrebbe anche essere un punto di partenza per approfondire ed interpretare, capire potrebbe anche voler dire immaginare. Forse questo è il messaggio dell'uomo, prima ancora che dell'artista.


Oriano Tassinari Clò


Credo che in questa sua pittura totalmente anticonvenzionale, figurativa od informale che essa sia - in entrambe le forme espressive l'Artista ci offre un manifesto dell'io, coinvolgente sin dall'approccio, eppoi anche paradigmatico – Antonio Gandossi dichiari apertisverbis la propria vocazione alla ricerca sull'essere e sul divenire umano. Discorso d'afflato lirico, il suo, che si fa incisivamente concreto in quanto supportato da una straordinaria dialettica spaziale e cromatica che scaturisce "anche" dall'impiego sapiente della spatola e/o di tecniche miste. Se nel figurativo si colgono talora volute suggestioni vangoghiane, sempre la diana solare del colore –festoso o sommesso a seconda del messaggio- connota di vitalissimi rapporti l'esito della ricerca. E nell'astrazione, anch'essa radicata in humus robustamente classico, ed anch'essa profondamente meditata intus, quand'è allegoria, questa si fa specchio inquietante (per essere " à la page" dovrei dire intrigante) della vita. In questo caso, composizioni sapientemente costruite dove il segno anche più secco e virile sa all'occorrenza farsi modulazione coloristica.